Pensiero laterale

Noi siamo educati a pensare “verticalmente” ovvero seguendo una logica che procede secondo il criterio di maggior probabilità. Questo modello di pensiero, che risale ad Aristotele ed ha indubbi vantaggi nello studio di processi che possono essere analizzati in termini di causalità lineare, ha il grosso inconveniente di scavare, come l’acqua che scorre lungo i declivi, solchi di crescente probabilità nei quali la mente si incanala con la confortante illusione che quella sia l’unica via praticabile e valida.

Pensare “lateralmente” significa avventurarsi in percorsi di minore probabilità, apparentemente meno remunerativi, ma che in realtà rendono conto di tutto ciò che di nuovo compare nel nostro orizzonte culturale; così è nata l’Omeopatia e così sono nate tutte le grandi scoperte in campo medico e scientifico.
Non e` possibile guardare in una direzione nuova puntando sempre piu` gli occhi nella vecchia direzione, ne` e` possibile valutare la validita` di una direzione nuova senza averla percorsa. Peraltro, quando il pensiero laterale porta ad una scoperta autentica e valida, sarà sempre possibile ricostruire “verticalmente” il suo percorso.

Pensare lateralmente significa anche lasciar germogliare idee nuove senza pretendere di afferrarle subito e definirle con logica rigorosa prima che esse siano maturate; significa in altri termini lasciare che le idee che si affacciano all’orizzonte attraversino una fase embrionale in cui interagiscono in modo estremamente fecondo con il panorama mentale già esistente senza essere troppo scrutate dalla coscienza.
Pensare lateralmente è adeguare il proprio linguaggio alle idee nuove anzichè pretendere che esse si adeguino a ciò che già sappiamo e abbiamo imparato a ritenere “vero”. Da questo punto di vista le ideee dominanti, indipendentemente dalla loro validità, sono sempre un ostacolo al progresso.

Mi propongo di mantenere sempre aperta, negli articoli che via via saranno pubblicati, una “finestra laterale” che consenta al lettore di allenare la capacità di cambiare punto di vista e di smascherare, dentro di sè, quei “modelli dominanti” che, spesso inconsciamente, soffocano la libertà di pensiero.